
Tra le ombre di un mondo in difficoltà si fa lentamente strada una luce di bellezza e di speranza. Stanno nascendo le nuove fiabe, un’esplosione di progetti editoriali che riscrivono i classici in chiave moderna e aiutano la crescita di un orgoglio da troppo tempo represso.
L’orgoglio femminile.
Alla loro base sta l’idea che per dare dignità alle donne ed eliminare i femminicidi non basta agire sul piano penale ma serve una rivoluzione culturale che parta dalle primissime storie che raccontiamo ai più piccoli, per insegnare ai maschi come si gestisce il rifiuto ed alle femmine come non dipendere dall’approvazione altrui.
La scrittrice anglo-indiana Nikita Gill ha dedicato a questo tema pagine di straordinaria intensità:
«Le fiabe esistono» ha scritto «Sono sempre esistite. Dobbiamo solo riscriverle e riscriverle ancora , finché non andranno bene.»
Nella sua raccolta “ Come arde il mio cuore “ la scrittrice rivolge a tutti un invito accorato a cambiare il modo in cui educhiamo le bambine attraverso le storie della buonanotte, per scardinare l’idea che debbano essere fragili o passive.
«Quando tua figlia ti chiede una favola della buonanotte, di quelle con cui sei cresciuta tu, spero che le racconterai versioni migliori:
che le insegnerai che i lupi non si nascondono solo nei boschi, ma che lei ha dentro di sé la forza per non farsi divorare;
che le ragazze sanno mettersi in salvo da sole da ogni torre, drago o prigione, senza dover aspettare il bacio o l’intervento di un uomo;

che, invece di essere sempre gentili e sottomesse (come Cenerentola o Biancaneve), devono usare la rabbia e la determinazione come mezzi di sopravvivenza legittimi e necessari;
che non hanno bisogno di un cavaliere dall’armatura scintillante, perché la loro armatura è già fatta d’oro e di ferro;

che la persona che le salverà dai draghi della loro vita sarà sempre lo specchio in cui si guarderanno ogni mattina;
che loro sono sia il cavaliere che il castello, sia l’eroe che la storia;
che il lieto fine non è un uomo che tiene loro la mano, ma loro che tengono la propria;
che nessuna torre, nessun mostro, nessun drago e nessun re potrà mai impedire loro di fare quello che vogliono»
Le fiabe non sono semplici “storie per bambini”, ma veri e propri strumenti culturali che modellano il nostro modo di pensare, di amare e di relazionarci fin dall’infanzia.
Usarle come strumento di lotta ai femminicidi significa fare prevenzione agendo sulle radici culturali e impedendo che la violenza possa anche solo germogliare. E’ necessario che le donne imparino a non dipendere dall’approvazione degli uomini e gli uomini imparino ad accettare il rifiuto delle donne.
Le fiabe sono un’arma potente, cambiano la struttura mentale di una generazione, ma da sole non bastano se non sono affiancate da leggi efficaci e applicate tempestivamente, se mancano centri antiviolenza finanziati, se non ci sono nè certezza della pena, nè percorsi di riabilitazione.


Lascia un commento