
“Le guerre, tutte le guerre sono un orrore. Non ci si può voltare dall’altra parte”.
Era la risposta perentoria e di grande efficacia comunicativa che Gino Strada (1948-2021) dava a chi gli chiedeva di esprimere le sue idee sulla guerra. Chirurgo e fondatore di Emergency, è sempre stato un fiero oppositore dei conflitti armati e ha dedicato la propria vita a curare gratuitamente le ferite dei più umili della terra. Alla sua immagine dedico la copertina.
La guerra è la più grande follia dell’uomo. Spegne le vite, distrugge le cose e non risolve mai i problemi da cui nasce.
E’ un mostro dai mille volti, che sfrutta le più avanzate tecnologie del tempo, trovando sempre nuove strade per allargare il raggio d’azione oltre i confini del suo punto di origine.
Nella nostra interconnessa economia globale un conflitto che scoppia in un punto del pianeta genera un “effetto farfalla” immediato, capace di ridefinire profondamente gli equilibri macroeconomici mondiali.
La chiusura dello Stretto di Hormuz (guerra USA – Iran) ha comportato strozzature nei trasporti marittimi, con conseguenti ritardi nelle consegne e un aumento esponenziale dei noli e dei prezzi dell’energia e delle materie prime in ogni parte del mondo.
Se un tempo i conflitti si combattevano esclusivamente tra eserciti regolari schierati su un fronte definito, oggi si combattono anche con i virus informatici, con i ransomware (programmi dannosi – malware – che bloccano l’accesso ai dispositivi o crittografano i file personali richiedendo il pagamento di un riscatto – ransom-), con i droni, con l’intelligenza artificiale, con la profilazione dei dati su larga scala, con il danneggiamento di cavi internet sottomarini e con l’uso di flussi migratori pilotati verso i confini nemici.
Nella guerra non convenzionale di oggi il campo di battaglia è ovunque. Una volta si combatteva per la terra coltivabile, l’oro e le rotte commerciali, oggi si combatte per il controllo del petrolio e dei gas ai fini della transizione ecologica (riduzione dell’impatto umano sul pianeta, azzeramento delle emissioni nette di gas serra e contrasto del cambiamento climatico), e, sempre più spesso, per l’accesso alle fonti di acqua potabile
e alle terre rare indispensabili per smartphone di ultima generazione, turbine eoliche ed automobili elettriche, innalzando i costi dell’industria automobilistica, dell’aerospazio e dei semiconduttori.
La guerra fa crescere l’inflazione colpendo i beni di prima necessità e i bilanci delle famiglie; danneggia le infrastrutture petrolifere e quando spinge il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile fa aumentare i costi di produzione e di trasporto di qualsiasi bene; induce le banche centrali a mantenere elevati i tassi di interesse o a ritardarne i tagli; spinge i governi a spostare miliardi di fondi pubblici da sanità, scuola e transizione ecologica verso la difesa e gli armamenti; impaurisce gli investitori inducendoli a privilegiare i beni rifugio, come l’oro, riducendo il capitale disponibile per l’innovazione e lo sviluppo aziendale.
La guerra è un fenomeno estremamente invasivo. Da essa possono salvarsi solo i pochi che la decidono, gli altri, miliardi di uomini e donne che non hanno in mano il potere, la subiscono in termini di vite spezzate e di bilanci falcidiati.
Tutti possiamo contribuire alla costruzione della pace, nella consapevolezza che costruire la pace non significa azzerare i conflitti – che nella storia umana esisteranno sempre- ma risolverli senza ricorrere alla violenza.
Forse un giorno ci riusciremo, e se quel giorno arriverà, sarà un bel giorno.






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